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25" a 56Kbps Cella per filtro solare intercambiabile Uno degli accessori più comunemente posseduti dai giovani astrofili, è indubbiamente il filtro solare in pellicola, vuoi che sia del semplice mylar, vuoi che sia il migliore Astrosolar della Baader. Effettivamente il vantaggio di questo tipo di filtro e l'economicità, che fa sì che chiunque se ne possa appropriare spendendo poche decine di migliaia di lire. Se poi si fa parte di qualche gruppo astrofili o si hanno amici che lo hanno già comprato per conto loro (e a questo proposito saluto Alessandro Dulbecco che mi ha venduto un pezzo del suo Astrosolar) si capisce ancora meglio la diffusione di questi filtri. L'unico neo di questi fogli è che bisogna costruirsi da se la cella per montarli sul proprio strumento. Qui nasce il problema: in teoria basterebbe del nastro adesivo per fissare un foglio sulla sommità del telescopio, ma facendo così il filtro si rovinerebbe nel momento in cui lo si dovesse togliere. Gli stessi produttori e le riviste propongono allora di costruire con del cartoncino una cella nella quale fissare permanentemente il filtro, facendo così risulta agevole il montaggio e lo smontaggio dallo strumento. Nessuno però pensa alla fase post-osservazione: mo' che ho finito, dove lo metto il filtro solare per non fargli prender polvere, non bucarlo e non sporcarlo? Questo progetto, come vedrete è molto semplice e ad alcuni potrebbe anche risultare banale. Io lo definirei l'uovo di Colombo (o per restare in campo astronomico l'uovo Columbae -se non avete capito la battuta, è solo perché è un po' squallida...-). Con questo non voglio dire di essere io il Colombo della situazione (chissà quanta gente ci ha già pensato a quest'idea!), non avendo però mai visto in rete qualcosa di simile, quasi certo di non plagiare nessuno, ho pensato di pubblicare il progetto per tutti quelli che hanno avuto il mio stesso problema e che ancora non hanno trovato una soluzione. L'idea La mia idea è questa: se un filtro montato stabilmente su una cella è difficilmente riponibile, perché non fare un filtro removibile da poter riporre magari in porta-cd (per telescopi fino a 12cm di apertura) mentre la cella la lascio in giro ad impolverarsi? Per fare ciò bisogna innanzitutto irrigidire il filtro, montandolo su una "ciambella" di cartoncino del diametro esterno uguale a quello del nostro tubo ottico. ciambella
di cartoncino Abbiamo ora un disco filtrante montato su un telaio rigido che ci permette di riporlo in un semplice porta-cd al quale è stato rotto via il mozzo centrale (atto a mantenere fermo il cd al suo interno) per evitare abrasioni dell'argentatura.
Sviluppo di uno dei due cilindri che costituiscono la cella porta filtro
LEGENDA: Tagliare lungo le linee continue spesse e piegare lungo le tratteggiate (le linee sottili rappresentano le quote)
Passiamo poi alla cella: il filtro sarà infilato (quando lo necessiterà) fra le basi di due cilindri concentrici -vedi sviluppo- (per questi consiglio l'utilizzo del cartoncino Bristol) alle quali sarà stato fatto un taglio circolare di diametro inferiore di 1 cm rispetto al diam. del telaio.
cella
esterna
risultato finale Questo è tutto. Ah, dimenticavo, già che si sono vi dico anche cosa ne penso dell'Astrosolar Baader: oltre ad essere economico (40.000 lire un foglio A4) non dà come il mylar la classica colorazione bluastra al disco solare, ma lascia il sole quasi bianco, inoltre la doppia argentatura, anche se aumenta lo spessore da 8 a 12 µm (cosa che influisce minimamente sulla nitidezza), lo rende più sicuro e durevole nel caso di piccole abrasioni. Infine, per gli astrofotografi è anche disponibile nella versione più luminosa a densità 3,5 invece di 5, tuttavia, per gli utilizzatori di webcam si ottengono buoni risultati anche con l'A.S. di dens.5. Per questo lo consiglio a tutti coloro che volessero intraprendere l'attività di osservazione solare, sia che dispongano di un semplice rifrattore da 60mm, sia che abbiano la fortuna di possedere un super-ultra-mega-apo da 178mm.
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